17 de octubre de 2012

Salieri Antonio - L'Europa riconosciuta, Ópera - Orquesta y coro del teatro Alla Scala - Ricardo Muti - 2 CD -




Solo "L'Europa riconosciuta" non convince 
Alfredo Gasponi, Il Messaggero, 8 December 2004

Torna dal passato Europa riconosciuta di Salieri e dopo la "prima" il riscontro è di apprezzamento e rispetto ma non di entusiasmo. Se un'opera resta ineseguita per oltre due secoli una ragione ci deve pur essere, anche se tra i motivi bisogna certo mettere una grande complessità scenografica e parti vocali d'incredibile difficoltà. La Scala ha trovato cantanti all'altezza. Le loro voci e la direzione di Riccardo Muti hanno messo in luce i pregi, soprattutto formali, del titolo che inaugurò il teatro nel 1778, ma resta l'impressione di una musica poco ispirata benché efficiente. L'impegno e la bravura di tutti gli interpreti sono stati comunque premiati da dodici minuti di lunghi e caldi applausi, con un'ovazione per Muti.

Dopo il film Amadeus di Forman, che fece di Salieri un emblema della mediocrità, la figura del compositore di Legnago è circondata da un pizzico di diffidenza. Ingiusta. Musicista tra i più accreditati dell'impero danubiano negli anni in cui a Vienna agivano maestri come Gluck, Mozart e poi Beethoven, Salieri fu soprattutto un confezionatore abilissimo di partiture teatrali, attento a ciò che gli stava intorno e sensibile alle esigenze degli effetti, anche strumentali. Il suo apporto al dramma in musica nella parabola che va dalla tragédie lyrique di Rameau e Gluck fino all'opera neoclassica di Spontini e al grand-opéra di Meyerbeer, passando attraverso Idomeneo di Mozart e Medea di Cherubini, non è stato secondario.

Questa Europa però non sembra opera matura. Il linguaggio, benché duttile e ricco, non è personale ma riferibile a tutta un'epoca. I recitativi non hanno la potenza scultorea di un Gluck. E per certi aspetti, come la presenza di due coppie di amanti, il modello è ancora l'opera settecentesca ispirata alla lezione di Metastasio. Bisogna comunque riconoscere che la forma è aggiornata. Dinamica. Si modella sul dramma. Non una collana di arie - sono solo quattro - ma un alternarsi di duetti, pezzi d'insieme, dialoghi tra solisti e coro, parti corali. Correttamente delineati i caratteri dei personaggi: la magnanimità di Europa e l'animo tormentato della rivale Semele con un virtuosismo addirittura esasperato, i sentimenti dei loro innamorati con un canto espressivo, spesso accorato. Un'architettura, insomma, snella ed asciutta, un po' appesantita dal lungo episodio di balletto con musica di maniera, applaudito a scena aperta.

L'opera comincia con una tempesta: e Riccardo Muti, puntuale, vi si è lanciato scatenandone i suoni. Gli ha risposto la nuova acustica del teatro, migliorata dal legno che ha preso il posto della moquette e dunque più amica di strumenti e cantanti. Le voci sono quelle di Diana Damrau, Europa, tessitura siderale che raggiunge il "fa diesis" sovracuto, e di Desirée Rancatore, Semele, altro ruolo incredibilmente impervio. Ancora: Genia Kuhmeier, Asterio, e Daniela Barcellona, Isseo, soprano e mezzosoprano "en travesti", in parti cantabili e piene di palpiti; e Giuseppe Sabbatini, Egisto, personaggio negativo ma dal canto di nobile linea. Muti ha dato vigore ai recitativi accompagnati, incisività agl'interventi del coro, atmosfera e sangue agli episodi chiave: dal momento di stupore che segue il riconoscimento d'Europa alla concitazione della battaglia che impedirà il sacrificio votivo di Asterio. Coro della Scala pronto e compatto; il valore dell'orchestra si riassume nel suono dolce del primo oboe, costantemente impegnato. I piccoli monitor sullo schienale delle poltrone hanno permesso di seguire il libretto sia in italiano sia in traduzione inglese: un adeguamento ai tempi che va nel senso della divulgazione di razza della grande musica.